La rivoluzione c’avrà le unghie sporche di terra

Scritto il 7 febbraio 2011
Archiviato tra Zavagliando

Eh… te hai voglia di dire, in campagna… La vita rustica…
Io mica la volevo fare questa vita qua, mica l’ho scelta.
Io, se potevo, se dovevo scegliere, mica mi andava bene una roba così. D’estate, con la schiena spaccata sotto il sole, che ti picchia proprio lì sul coppetto e quando ti alzi ti prilla tutto che….
D’inverno, invece, con la schiena cuva sotto la pioggia, che ti gocciola dentro il calanco del sedere che è di un freddo che ti fa venire voglia di bestemmiare.
Volevo fare l’impiegato, io.
Alzarmi, fare la colazione al bar, sedermi al caldo di un ufficio e girare dei fogli, scrivere delle cose, leggerne delle altre.
Porco giuda come sarebbe bello. Tutte le mattine così. Che poi no, mica tutte le mattine. Solo cinque. Dal lunedì al venerdì.
Io, adesso invece, sono le 7 di sera, è sabato, fa freddo, son qui.
A vangare. A stendere il concime. Che io delle volte me lo immagino uno di quellì lì della città che arriva e con quella sua aria di quello che ha capito tutto mi dice: “Cosa sta seminando?”.
Della merda di mucca, sto seminando. A pensarci mica lo so perché adesso che è febbraio io devo stare qui con ‘sto freddo boia in mezzo a ‘sta puzza.
Una volta, quando ero un bastardino, io ce l’ho detto a mio babbo che secondo me se noi stendavamo la merda delle mucche nell’orto, poi ci seminavamo l’insalata che poi ci mangiavamo allora era come se ci mangiavamo la merda delle mucche e allora volevo che mi spiegasse perché non ci mangiavamo la merda delle mucche direttamente, così almeno ci risparmiavamo tutta la fatica. Me lo ricordo ancora come se fosse ieri. Si è drizzato. Mi ha guardato, “Vieni qui”, ha detto. Poi mi ha dato uno schiaffone con le mani sporche che son finito con la faccia nel mucchio del letame. “Te certe domande devi imparare che non te le devi mai fare.”, mi ha detto. “È così perché è così.”
Eh… è così perché è così… e se io non voglio che è così? Se ad esempio non voglio che io adesso sono qui con ancora quattro cariole di letame da stendere? Io adesso voglio essere lì in ufficio. Con i timbri, i libri, le matite con il pelo, le penne biro, le segretarie che ti guardano…
Io una volta ce l’ho chiesto a mio babbo perché non era mai andato a lavorare in un ufficio. Lui mi ha detto che negli uffici ci lavorano solo i democristiani. Quelli come lui lavorano i campi. Che la rivoluzione c’avrà le unghie sporche di terra, mi ha detto.
Io questa cosa della rivoluzione non l’ho capita allora e non l’ho capita adesso. I casi son due: o son rimasto stupido come un ragazzino, o io, di aspettare la rivoluzione, mi son proprio stancato.
Che tanto ogni giorno devo venire qui e, che nevichi o che piova, mi devo spaccare la schiena.
Io quel giorno poi la stessa domanda l’avevo fatta a ‘e nunò. C’ho chiesto “Ma te perché non sei mai andato a lavorare in un ufficio? Perché non hai mai smesso di fare il contandino? Perché non hai fatto l’impiegato?.”
“Sei matto!”, m’ha detto, “Non hai mica capito niente. Noi contadini siamo le persone più fortunate del mondo. Sì è vero che prendiamo del freddo e dell’acqua e della neve e il sole e le robe così, però, noi, possiamo scoreggiare quando ci pare e piace. E pisciare sulla roba che poi si mangiano gli impiegati”.

Sarebbe il mio scrittore preferito

Scritto il 23 giugno 2010
Archiviato tra La vita è quella roba che guardi mentre...

Che la vita è quella roba che guardi mentre scegli quale libro leggere, e ci sono delle volte che scegli quale libro leggere spulciando il risvolto di copertina: leggi cosa faceva lo scrittore prima di scrivere quel libro. A pensarci bene, che ultimamente ci provo spesso a pensarci bene (poi riuscirci è un’altra cosa…), a [...]

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A me le parole hanno sempre dato da pensare

Scritto il 21 giugno 2010
Archiviato tra Parlo di me mentre ti parlo di altro

Io da che mi ricordo le parole mi piacciono. Che sono sempre stato convinto che, se vogliono, sono le parole che ti cambiano la vita; c’ho sempre avuto una certa soggezione. Tu sei lì, in un bilico qualsiasi, che non ti sai decidere. Poi arriva una parola ed ecco che ti incammini. Che i cambiamenti succedono [...]

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Mica come fino alla fine del mondo

Scritto il 7 giugno 2010
Archiviato tra Parlo di me mentre ti parlo di altro

Io, se proprio ti devo dire la verità e se proprio mi devo essere sincero, di una macchina che registra i sogni non saprei mica cosa farmene. Che son cose che io non penso nemmeno di fare, quando dormo, i sogni. Io quando mi addormento è come quando te sbatti forte la testa: non ti [...]

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È ora che la smetta di fare tutti questi calcoli.

Scritto il 4 giugno 2010
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Dice che penso che io se voglio mi metto lì e mi immagino tutto quello che può succedere. E anche quello che devo fare per far succedere le cose che voglio che succedano. Poi quando le cose succedono, mi metto lì a pensare che se facevo così poi sarebbe successo così, e invece se facevo [...]

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Metodo Montessori batte Metodo Ragazzi 1 a 0

Scritto il 1 giugno 2010
Archiviato tra Parlo di me mentre ti parlo di altro

Qualcuno mi ha chiesto Ma cos’è quel disegno lì sopra. C’è mia figlia che le piace disegnare. Allora si mette lì, prende la matita e un foglio e comincia a disegnare. Persone. O rinoceronti. Occasionalmente anche balene o pinguini. Mai fiori. Soprattutto persone. Adesso è in quella fase che quelli che sanno la pedagogia chiamano [...]

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Dice che i bioritmi è una roba seria

Scritto il 24 maggio 2010
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Dice che i bioritmi è una roba seria. Circadiana. Fisica, emotiva e intellettuale. Che è come un’onda che comincia quando te nasci e poi è una roba che si muove lungo la tua vita che se è su stai bene invece se è giù stai male. Io sarà che non mi intendo di ritmi ma [...]

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Sono andato a letto presto

Scritto il 13 maggio 2010
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E allora ti dici Dove sei stato in tutto questo tempo? Ti dici… Che se eri in un film potevi dire sono andato a letto presto. E invece no. Sei stato sveglio fino a tardi. Che sei sveglio fino a tardi, sarà anche più di un anno, che sei sveglio. Un po’ stanchino. E c’hai [...]

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C’avrei una paura…

Scritto il 10 febbraio 2009
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Io per esempio c’è stato tipo un periodo che per quella cosa che si chiama lavoro andavo in una casa dove ci abitavano dei ragazzini che c’avevano una vita che gli era passata sulla pelle come della carta vetrata, che avevano visto robe che io quelle volte che la raccontavano mi veniva da dire che [...]

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Tipo le prime parole son robe che ti segnano una vita

Scritto il 2 febbraio 2009
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Che da quando tua figlia comincia a parlare per te che non sei proprio un chiacchierone è proprio una roba che te dici quasi porca miseria ma da chi ha preso che io no io invece non ho ancora imparato. Allora te sei lì che tipo fai qualcosa e sei seduto da qualche parte e [...]

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Robe scritte prima