La rivoluzione c’avrà le unghie sporche di terra
Eh… te hai voglia di dire, in campagna… La vita rustica…
Io mica la volevo fare questa vita qua, mica l’ho scelta.
Io, se potevo, se dovevo scegliere, mica mi andava bene una roba così. D’estate, con la schiena spaccata sotto il sole, che ti picchia proprio lì sul coppetto e quando ti alzi ti prilla tutto che….
D’inverno, invece, con la schiena cuva sotto la pioggia, che ti gocciola dentro il calanco del sedere che è di un freddo che ti fa venire voglia di bestemmiare.
Volevo fare l’impiegato, io.
Alzarmi, fare la colazione al bar, sedermi al caldo di un ufficio e girare dei fogli, scrivere delle cose, leggerne delle altre.
Porco giuda come sarebbe bello. Tutte le mattine così. Che poi no, mica tutte le mattine. Solo cinque. Dal lunedì al venerdì.
Io, adesso invece, sono le 7 di sera, è sabato, fa freddo, son qui.
A vangare. A stendere il concime. Che io delle volte me lo immagino uno di quellì lì della città che arriva e con quella sua aria di quello che ha capito tutto mi dice: “Cosa sta seminando?”.
Della merda di mucca, sto seminando. A pensarci mica lo so perché adesso che è febbraio io devo stare qui con ‘sto freddo boia in mezzo a ‘sta puzza.
Una volta, quando ero un bastardino, io ce l’ho detto a mio babbo che secondo me se noi stendavamo la merda delle mucche nell’orto, poi ci seminavamo l’insalata che poi ci mangiavamo allora era come se ci mangiavamo la merda delle mucche e allora volevo che mi spiegasse perché non ci mangiavamo la merda delle mucche direttamente, così almeno ci risparmiavamo tutta la fatica. Me lo ricordo ancora come se fosse ieri. Si è drizzato. Mi ha guardato, “Vieni qui”, ha detto. Poi mi ha dato uno schiaffone con le mani sporche che son finito con la faccia nel mucchio del letame. “Te certe domande devi imparare che non te le devi mai fare.”, mi ha detto. “È così perché è così.”
Eh… è così perché è così… e se io non voglio che è così? Se ad esempio non voglio che io adesso sono qui con ancora quattro cariole di letame da stendere? Io adesso voglio essere lì in ufficio. Con i timbri, i libri, le matite con il pelo, le penne biro, le segretarie che ti guardano…
Io una volta ce l’ho chiesto a mio babbo perché non era mai andato a lavorare in un ufficio. Lui mi ha detto che negli uffici ci lavorano solo i democristiani. Quelli come lui lavorano i campi. Che la rivoluzione c’avrà le unghie sporche di terra, mi ha detto.
Io questa cosa della rivoluzione non l’ho capita allora e non l’ho capita adesso. I casi son due: o son rimasto stupido come un ragazzino, o io, di aspettare la rivoluzione, mi son proprio stancato.
Che tanto ogni giorno devo venire qui e, che nevichi o che piova, mi devo spaccare la schiena.
Io quel giorno poi la stessa domanda l’avevo fatta a ‘e nunò. C’ho chiesto “Ma te perché non sei mai andato a lavorare in un ufficio? Perché non hai mai smesso di fare il contandino? Perché non hai fatto l’impiegato?.”
“Sei matto!”, m’ha detto, “Non hai mica capito niente. Noi contadini siamo le persone più fortunate del mondo. Sì è vero che prendiamo del freddo e dell’acqua e della neve e il sole e le robe così, però, noi, possiamo scoreggiare quando ci pare e piace. E pisciare sulla roba che poi si mangiano gli impiegati”.
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Dice che i bioritmi è una roba seria. Circadiana. Fisica, emotiva e intellettuale. Che è come un’onda che comincia quando te nasci e poi è una roba che si muove lungo la tua vita che se è su stai bene invece se è giù stai male. Io sarà che non mi intendo di ritmi ma [...]
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Io per esempio c’è stato tipo un periodo che per quella cosa che si chiama lavoro andavo in una casa dove ci abitavano dei ragazzini che c’avevano una vita che gli era passata sulla pelle come della carta vetrata, che avevano visto robe che io quelle volte che la raccontavano mi veniva da dire che [...]
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Che da quando tua figlia comincia a parlare per te che non sei proprio un chiacchierone è proprio una roba che te dici quasi porca miseria ma da chi ha preso che io no io invece non ho ancora imparato. Allora te sei lì che tipo fai qualcosa e sei seduto da qualche parte e [...]
Secnodo un pfrosseore dlel'Unviesrita' di Cmabrdige, non imorpta in che oridne apapaino le letetre in una paolra, l'uinca csoa imnorptate e' che la pimra e la ulimta letetra sinao nel ptoso gituso. Il riustlato puo' serbmare mloto cnofsuo e noonstatne ttuto si puo' legerge sezna mloti prleobmi. Qesuto si dvee al ftato che la mtene uanma non lgege ongi ltetera una ad una, ma la paolra nel suo isineme. Cuorsio, no?


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