
Che la vita è quella roba che pensi mentre fai una cosa che tempo fa mai avresti pensato di fare che la tua vita era diversa e invece pensavi che era normale mentre adesso è normale e una volta pensavi che sarebbe stata diversa e questo non lo capisci mai, proprio non ce la fai anche se lo scrivi tante volte.
Allora ti capita che ultimamente devi andare spesso in farmacia che tua figlia c’ha bisogno di una roba o di un’altra allora vai in farmacia che erano anni che non c’andavi e nel posto dove abiti ce ne sono due di farmacie e a te è sempre scocciato scegliere che poi fai dei permali e ti senti in colpa. Ecco, se potevo scegliere io preferivo che si stava in un regime economico basato sul monopolio che cosi io poi non c’avevo l’imbarazzo di decidere e il senso di colpa e quelle robe lì che con te funzionano benissimo anche se a dottrina ci sei andato poco poco, lo stretto necessario per leggere scrivere far di conto. Religiosamente parlando.
Funziona che c’hai una malattia che te chiami il visionaresimo che di solito coinvolge delle cose sessuali e ti immagini la banconista del supermercato obliterata dal pescivendolo o il benzinaio che piccona quella dell’agenzia immobilliare ma delle volte anche delle cose che non c’hanno a che fare con la carnazza e sono cose che te te le vedi lì davanti ai tuoi occhi e poi solitamente sono più belle di quello che succede e allora te dopo ti ricordi che sono vere quelle che hai visto solo te e non quelle che hanno visto gli altri.
Te allora sei in farmacia, in quella che hai scelto, e l’hai scelta proprio perché è la farmacia più vecchia e più piccola e tutti chiamano Dottore il padrone della farmacia anche se lo incontrano al bar che i ruoli vanno rispettati anche se lui al bar ci va tipo cinque volte ogni mattina e per ogni volta è un caffè corretto con lo stravecchio e poi una volta ancora dopo che ha chiuso bottega e un camparino non si nega a nessuno. Allora in farmacia c’è sempre il figlio che tanto lui è il figlio del padrone e fa un po’ quel cazzo che gli pare e si porta da casa dei cd di quelli che piacciono a lui che tanto è il figlio del padrone e fa un po’ quel cazzo che gli pare.
A lui, al figlio del padrone, che tanto fa un po’ quel cazzo che gli pare, la musica piace. E si porta i cd da casa perché a lui della musica che c’è alla radio non interessa niente.
Allora gli chiedi una roba e lui va in magazzino a prenderla e te sei lì che aspetti in silenzio, tra pomate per gli eritemi e occhiali usa e getta, in silenzio e in silenzio senti la musica e la riconosci. E c’hai una botta di rituale pelle d’oca. Come sempre. Spessa. Alta. Lunga. Dal collo, da dietro le orecchie, lungo la schiena, sulle anche, nelle ginocchia, sotto il tallone. E cosa vuoi che sia se per un attimo chiudi gli occhi, tanto c’hai da aspettare.
Proprio mentre c’è lo stacco a metà canzone.
Nel letto aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso
e non mi basta nuotare nell’aria per immaginarti:
se tu sapessi che pena.
Te lo sai poi come va a finire la canzone, che poi salgono i toni e allora il piedino comincia a sbattere e poi un po’ oscilli e picchi contro il pannello dove ci sono i detergenti Chilly che c’hanno sempre avuto un nome del cazzo e tu lo sai. Che sembra di lavarsi l’inguine con un barboncino. Boia miseria. Ma tanto il padrone è al bar che è dietro a prendere il suo caffè corretto con lo stravecchio numero quattro e il figlio del padrone sarebbe d’accordo con te che tanto lui è il figlio del padrone e fa un po’ quel cazzo che gli pare.
Intanto l’aria intorno è più nebbia che altro
l’aria è più nebbia che altro.
Te lo sai dopo cosa succede e allora ti prepari e cominci a piegare le ginocchia e i piedi e a saltellare piano. Piano piano. Piano. Poi dopo arriva quello che era qualche secondo che aspettavi, che tutto il tuo corpo aspettava, che ogni brivido era lì che aspettava, che ogni millimetro della tua pelle aspettava. Allora come altre centinaia di volte cominci a saltare. E a sbattere. Contro. Contro quella che aveva appena chiesto la cardioaspirina per il marito. E mentre ci vai addosso ti tiri dietro la mensola con tutta la Saugella che anche questo è ben un nome del cazzo. E ti vien dietro anche un ripieno che era pieno fitto di robe tipo spugne.
E’ certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
Sbattere contro. Contro. Contro quella che aveva appena chiesto la Crescina per il marito che vaffanculo 70 euro per non riuscire ad ammettere che sei pelato sono un po’ tanti, eh. Contro il ripiano delle creme antietà che tanto se c’hai cinquant’anni è giusto che si veda cazzo.
e non è facile dovresti credermi
sentirti qui con me perché tu non ci sei
mi piacerebbe sai sentirti piangere
anche una lacrima per pochi attimi
Ed è tutto uno sbattere e saltare e spingere e tutti si fanno prendere così, anche la farmacista con gli occhiali. Anche quella che è sempre dietro a dare giù alla polvere. E tutti via andare. C’è anche una vecchina che c’ha un bastone che mena delle legnate che spaccano dei denti. Anche quelli che entrano e si guardano intorno e poi ci saltano dentro alla mucchia ed è spingere e spingere e spingere. Con le mani. A gomiti alti. Con i piedi e vaffanculo…
Poi dopo finisce la musica e dopo c’è tutto un ricomporsi un tirare su le mensole un Buongiorno signora come sta oggi suo marito Andiamo un po’ meglio. Così.
Te ti carichi i tuoi pannolini taglia quattro 8-15 kg e ti esci orgoglioso che te per essere un babbo sei ancora abbastanza rock’n'roll. O forse è solo merito della farmacia.
Io se trovano una cura per il visionaresimo non so se spendo dei soldi per farla.
Foto by GothEric
spettacolare, siori e siore, assolutamente spettacolare!!!
Written by
bloggointestinale
on
Settembre 30, 2008 at
1:54pm
giunto qui grazie a bloggo, mi associo all’assolutamente spettacolare ![]()
Written by
francesco
on
Settembre 30, 2008 at
2:06pm
oh, e son contenta e te lo sai perchè, proprio loro, proprio le persone giuste, bene, bravo.
Written by
isterika
on
Ottobre 01, 2008 at
9:32pm
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