Scritto il 21 novembre 2008
Archiviato tra Parlo di me mentre ti parlo di altro

È  un po’ che me lo ripeto. Io alle volte ho l’impressione che se uno ci pensa poi scopre che non è che può dire tutto quello che vuole. Se uno ci pensa si rende conto che ognuno c’ha a disposizione un numero tot di parole da pronunciare e che passato quel numero lì – che poi per ognuno è diverso – gli tocca stare in silenzio.

Robe che tipo uno parla, comincia alla mattina presto, poi dopo all’improvviso a metà pomeriggio muto che è come se non c’ha più niente da dire mentre in realtà da dire ce l’avrebbe anche ed è lì che pensa però fare uscire delle parole no, non gli viene proprio. E non capisce se non vuole o non può. O entrambe. Che a guardarci adesso questa frase qua potrebbe anche essere scritta come una roba alla Umberto Tozzi “non so se non posso volere o non voglio potere” ma a me Umberto Tozzi mi è sempre sembrato unto come il fratello maniaco del Pacciani, che sarà per colpa di quella storia del “guerriero di carta igienica”, e allora adesso la metto qui come battuta come facevo a quindici anni che mi inventavo delle frasi e le scrivevo sui diari e sulle porte dei cessi che io credevo che erano mezze poesie tanto poi sotto ci scrivevo “jim morrison” e via andare di Sturm und Drang.

Poi oggi ripensavo proprio a questa mia teoria, quella del numero tot di parole a disposizione, e pensavo che secondo me uno c’ha un limite di parole sia in orizzontale che in verticale. Che, adesso provo a spiegarmi, voglio dire che uno c’ha un numero tot di parole a disposizione da dire in un giorno ed un altro numero tot di parole a disposizione da dire ad ogni persona. Allora capita che te sei lì che parli con una persona come c’hai sempre parlato e ci parli sempre e d’improvviso muto che non c’hai più parole che ti escono. Che sembra quasi come quelle brutte scene dei film “oramai non abbiamo più nulla da dirci” che però in un certo senso è vero.

Ecco. Secondo me uno dovrebbe badare bene a cosa fa quando e lì che parla con una persona e finisce il suo numero tot di parole a disposizione, siano quelle per il giorno o quelle per quella persona lì. Che un conto è prendere su e andare via, e un conto è stare lì che si sta bene lo stesso.

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1 comment on ' Un numero tot di parole a disposizione '

  1. bello, bello . E se con una persona ci riesci a stare, bene, senza più usare le parole – che hai finito – è il massimo della bellezza

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