Io per esempio c’è stato tipo un periodo che per quella cosa che si chiama lavoro andavo in una casa dove ci abitavano dei ragazzini che c’avevano una vita che gli era passata sulla pelle come della carta vetrata, che avevano visto robe che io quelle volte che la raccontavano mi veniva da dire che secondo me per ognuo di loro c’erano dieci persone al mondo che non avevano mai avuto sfighe perché anche così la teoria di due tragicità grosse per essere umano era confermata.
In ’sta casa qua c’erano ragazzini che avevano visto genitori menarsi a sangue, che c’avevano avuto un fratello che gli aveva messo le mani nelle mutande un po’ troppe volte, che a quindici anni non avevano mai visto uno spazzolino da denti. Che c’avevano un cuore dove non c’era un centimetro che non ci fosse una cicatrice. E alcune cicatrici c’avevano un’altra cicatrice sopra. Che questi qua come passatempo davano fuoco alle porte, tiravano gli armadi giù dalle finestre, si appendevano alle sbarre del passagio a livello mentre salivano.
Adesso però mi viene da dire una roba: se a me adesso uno mi viene qui e mi dice te domani entri nella casa del Grande Fratello io c’avrei una paura…
Poi perché ho scritto una roba sul Grande Fratello, non lo so. Forse perché oggi è un giorno un po’ così. Che sgocciola.
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