Scritto il 13 maggio 2010
Archiviato tra Parlo di me mentre ti parlo di altro

E allora ti dici Dove sei stato in tutto questo tempo? Ti dici… Che se eri in un film potevi dire sono andato a letto presto. E invece no. Sei stato sveglio fino a tardi. Che sei sveglio fino a tardi, sarà anche più di un anno, che sei sveglio. Un po’ stanchino.

E c’hai voglia di riposare.

È stato tempo che hai fatto il muratore, il carpentiere,  quello che sposta i mattoni, lo spacca-le-pietre. Quello che deve camminare e quello che deve stare zitto. Quello che deve parlare. Che lo diceva anche Mario che c’ha settant’anni ma sventola la mazzetta che sembra una bandierina, la mazzetta che sventola… che te lo diceva “Sinò se vuol fare una ristrutturasione lei c’ha bisogna di tirare un po’ tutto giù.”.

Allora poi ti ritrovi qui, davanti a una roba tutta bianca, che non sai da dove cominciare; è un ricordare che non ti funziona più. E ti viene in mente che c’è quel momento – che in ogni vita c’è quel momento – in cui uno compra quaderni perché è convinto di averci un’urgenza, un’urgenza come di scrivere, come di dire delle robe, che c’ha fretta, che c’ha furia, se mi capisci. Che lui lo sa che con quelle parole lì, messe giù così, poi lui lo sente che salverà il mondo.

E poi invece si trova con le pezze al culo dell’anima che non stanno attaccate nemmeno con il filo grosso. Che il mondo gli ha detto che dopotutto di essere salvato da lui non c’ha mica tanta voglia. Lo sai bene tu, che è successo a un tuo amico. In compenso i quaderni sono nuovi che li poteva rivendere.

Che è tempo che c’hai quella risposta lì surgelata; che se uno ti chiede come stai te fai una finta, un cambio di mano, un giro sul piede perno e rispondi Normale. E a quello che te l’ha chiesto  è abbastanza così.

Allora decidi di ripartire pian pianino, fai due giri su te stesso, come il cane prima di accucciarsi, punti un angolo, e vai: che sono gli angoli le parti più belle delle case, quelle più difficili da costruire, quelle che tengono su tutto. E Mario ti diceva che se l’uomo non aveva inventato gli angoli, lui non riusciva mica ad immaginarsi come si poteva fare a tenere in piedi le case.

Ci guardi e ti rendi conto che in realtà quello che conta è quella vita – che in ogni attimo c’è quella vita – quella vita in cui ti rendi conto che stai costruendo un angolo. E decidi che per te – se scrivere deve servire a qualcosa – allora deve servire proprio a salvare quegli angoli. Quegli angoli che cerchi di costruire.

Io casa di Mario me l’immagino piena di angoli. Chissà come fa con gli armadi.

Liked by

Add a comment on FriendFeed




1 comment on ' Sono andato a letto presto '

  1. finalmente, bentornato :)

Lascia un commento