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	<title>I Paralipomeni di Vagamente &#187; Parlo di me mentre ti parlo di altro</title>
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	<description>Cose perse, lasciate, trovate per strada...</description>
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		<title>A me le parole hanno sempre dato da pensare</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 16:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlo di me mentre ti parlo di altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Io da che mi ricordo le parole mi piacciono. Che sono sempre stato convinto che, se vogliono, sono le parole che ti cambiano la vita; c&#8217;ho sempre avuto una certa soggezione. Tu sei lì, in un bilico qualsiasi, che non ti sai decidere. Poi arriva una parola ed ecco che ti incammini. Che i cambiamenti succedono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io da che mi ricordo le parole mi piacciono. Che sono sempre stato convinto che, se vogliono, sono le parole che ti cambiano la vita; c&#8217;ho sempre avuto una certa soggezione. Tu sei lì, in un bilico qualsiasi, che non ti sai decidere. Poi arriva una parola ed ecco che ti incammini. Che i cambiamenti succedono per colpa delle piccole cose.</p>
<p>E allora a lungo andare te ti convinci che quella parola, proprio quella parola lì, c&#8217;ha la responsabilità dei cambiamenti della tua vita. E più piccola è la parola, più grande è il cambiamento che ti fa. Te sei lì, spettatore di una vita governata da un abbecedario.</p>
<p>Che in realtà, a pensarci bene, cosa puoi fare tu, ad esempio, contro la forza potentissima dell&#8217;ultimo Zanichelli. 2.720 pagine, copertina in brossura, 17 centimetri per 25. Uno sterminato esercito di nemici. Ti senti già piccolo e dolorante; forse che ti ricordi di quando lo portavi nello zaino, lo Zanichelli. Causa di scoliosi di tutti quelli che hanno fatto le medie negli anni &#8217;80. Mica i banchi. Era lo Zanichelli che ti piegava la schiena. Ti costringeva sempre a guardarti la punta dei piedi mentre ti andavi a casa, come controvento. Secondo me, a pensarci bene, il fatto che quelli che hanno fatto le medie negli anni &#8217;80 fanno fatica ad immaginarsi un futuro è colpa dello Zanichelli: che quando camminavi, ti impediva di vedere l&#8217;orizzonte.</p>
<p>Io, dicevo, sono sempre stato convinto che erano le parole che governavano la vita: passavano di lì per caso, magari le pronunciava qualcuno, e, impercettibilmente o bruscamente che fosse, la tua vita svoltava. Ti cambiavano l&#8217;umore, ti influenzavano le scelte, ti assegnavano robe belle e robe brutte. Te potevi solo stare lì, raccogliere la parola, metterla nello zaino, e scoprire dove ti avrebbe costretto ad andare, la parola.</p>
<p>Poi invece, sarà che sto diventando vecchio, sarà che vedo una bimba che ha imparato a parlare, invece adesso ho cambiato idea. A guardarci bene, che sono diventato anche uno che ci prova a guardarci bene (ma poi riuscirci è un&#8217;altra roba&#8230;), a guardarci bene secondo me ci si accorge che non è mica vero.</p>
<p>Che le parole che ti vengono fuori, ti vengono fuori perché c&#8217;è un motivo. Che le parole che ti senti dire, te le senti dire perché c&#8217;è un motivo. Non c&#8217;è caso in questo, ma è difficile da capire quale sia il motivo. Secondo me anche tutti gli scienziati del mondo &#8211; quelli studiati, come diceva mia nonna &#8211; una roba così non sono mica capaci di spiegartela. Perché la stessa cosa oggi la chiami in un modo e domani in un altro? Anche se è uguale. Anche se non cambia nulla. E&#8217; una roba che ogni volta che ci penso a me mi viene da guardare fuori dalla finestra.</p>
<p>Per esempio, te pensa a quando ti sta arrivando una cosa, che proprio la notte ti addormenti che pensi a quella, poi ti svegli che pensi a quella ed in mezzo l&#8217;hai anche sognata.  Quella cosa lì deve arrivare, sarà una roba della tua vita, ti capiterà. Devi solo aspettare di sbrigare alcune cose. Devi sistemarle. Fai finta che devi fare un viaggio. Devi preparare la valigia, controllare i biglietti, chiudere le finestre, dare da mangiare al gatto. Ecco.</p>
<p>A un certo punto &#8211; che è proprio questo punto qui che io non sapevo da dove venisse &#8211; c&#8217;è un momento esatto che ti si muove nello stomaco, proprio dentro di te, in cui ti rendi conto che quel tempo che manca, quei secondi di formalità, quei minuti di cose da spianare, smettono di essere una roba e diventano un&#8217;altra. Anche se sono gli stessi minuti, gli stessi secondi, le stesse cose da fare. Smettono di essere Attesa e diventano Vigilia. Che sono la stessa cosa ma due robe diverse.</p>
<p>A me &#8216;sto fatto che mi sono sempre sbagliato a pensare che sono le parole che mi decidono la vita, è uno dei miei errori che ci voglio più bene. Come un sollievo.</p>
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		<title>Mica come fino alla fine del mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 13:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlo di me mentre ti parlo di altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Io, se proprio ti devo dire la verità e se proprio mi devo essere sincero, di una macchina che registra i sogni non saprei mica cosa farmene. Che son cose che io non penso nemmeno di fare, quando dormo, i sogni. Io quando mi addormento è come quando te sbatti forte la testa: non ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io, se proprio ti devo dire la verità e se proprio mi devo essere sincero, di una macchina che registra i sogni non saprei mica cosa farmene. Che son cose che io non penso nemmeno di fare, quando dormo, i sogni.</p>
<p>Io quando mi addormento è come quando te sbatti forte la testa: non ti ricordi né come né perché l&#8217;hai fatto e neanche in quale vigliacco di spigolo hai picchiato. Nemmeno il momento esatto in cui hai sbattuto, o la dinamica, o la moviola. Però sai dal collo informicolito e dalla testa piena di aghi che deve essere successo qualcosa.</p>
<p>Ecco io quando mi addormento funziona così, che si spegne la luce e io non so mica più cosa succede. È vero che ogni tanto quello che sogno me lo ricordo, ma di solito son robe che se non me le ricordavo era meglio, da tanto che sono piene di sangue di là e di sudore di qua.</p>
<p>Invece io penso che il meglio di me lo do subito prima di addormentarmi. Mi vengono delle idee che mi fanno anche pensare delle volte Guarda che culo: una giornata di merda come oggi la risollevo così sul finale, con questa idea qua&#8230; E possono essere idee di tutti i tipi: di lavoro, di vita, di roba da scrivere, da fare, da leggere, da andare. Sono onnicomprensivo. Nel senso che proprio lì prima di addormentarmi c&#8217;ho sempre l&#8217;impressione di comprendere esattamente tutto, finalmente tutto, proprio tutto.</p>
<p>Ci sono delle volte che mi addormento addirittura sereno da quanto sono orgoglioso della roba che ho pensato.</p>
<p>Poi invece la mattina mi sveglio che non mi ricordo niente. Zero. Vuoto. Anzi peggio: che mi ricordo che ho pensato una roba che mi ha fatto dire Osta boia che roba che ho pensato! ma quella roba che ho pensato non me la ricordo mica più. Che mi sento anche un po&#8217; preso per il culo. E dopo che la giornata cominci di merda è un attimo.</p>
<p>Questa roba qui che ho scritto adesso, per esempio, è un ripiego: quella che avevo pensato ieri sera era molto più bella.</p>
<p>Io se ti devo dire la verità e mi devo essere sincero vorrei che qualcuno inventasse una macchina che registra l&#8217;ultima roba di razionalità prima di addormentarsi. Che secondo me è come l&#8217;ultimo botto dei fuochi d&#8217;artificio: quello più forte, più luminoso, più colorato. Quello che tutti fanno Ohhh&#8230; e poi applaudono.</p>
<p>Oppure vivere così, sornecchiando.</p>
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		<title>È ora che la smetta di fare tutti questi calcoli.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 22:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlo di me mentre ti parlo di altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Dice che penso che io se voglio mi metto lì e mi immagino tutto quello che può succedere. E anche quello che devo fare per far succedere le cose che voglio che succedano. Poi quando le cose succedono, mi metto lì a pensare che se facevo così poi sarebbe successo così, e invece se facevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dice che penso che io se voglio mi metto lì e mi immagino tutto quello che può succedere. E anche quello che devo fare per far succedere le cose che voglio che succedano.</p>
<p>Poi quando le cose succedono, mi metto lì a pensare che se facevo così poi sarebbe successo così, e invece se facevo in un altro modo le cose succedevano in un altro modo.</p>
<p>Ci sono poi cose che sono un passionalone, che sono quelle che mi piacciono di più, ma poi alla fine dopo del meglio mi rimetto lì e macchino e congetturo. Organizzo. Spiano. Sistemo. Tutto. Prima che succeda.</p>
<p>Non c&#8217;ho mica degli argomenti preferiti. Non vorrei mai che qualcosa o qualcuno si offendesse che io a lui non c&#8217;ho mica pensato. È che di indole sono anche io pre-biografico, e sto lì sempre che penso le cose che potranno succedermi. E le penso tutte le possibilità, che così alla fine ci prendo sempre. Son stato sorpreso due e tre volte, che mi ricordo io. È così, son calcolatore.</p>
<p>Che me l&#8217;ha detto anche ieri notte il dottore. Lei è ora che la smetta di fare tutti questi calcoli, mi ha detto il dottore. Solo che si riferiva alla mia colicisti, che c&#8217;avevo le coliche.</p>
<p>Adesso per smettere di fare i calcoli devo prendere una roba come una pillola per un anno, che li scioglie anche un po&#8217; quelli che si sono già fatti, di calcoli. Ohi, mi viene da dire, sempre meglio dell&#8217;elettroshock. Se funziona&#8230; Ma forse non ho capito bene, che questa cosa delle coliche mica l&#8217;avevo prevista.</p>
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		<title>Metodo Montessori batte Metodo Ragazzi 1 a 0</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 09:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlo di me mentre ti parlo di altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno mi ha chiesto Ma cos&#8217;è quel disegno lì sopra. C&#8217;è mia figlia che le piace disegnare. Allora si mette lì, prende la matita e un foglio e comincia a disegnare. Persone. O rinoceronti. Occasionalmente anche balene o pinguini. Mai fiori. Soprattutto persone. Adesso è in quella fase che quelli che sanno la pedagogia chiamano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno mi ha chiesto Ma cos&#8217;è quel disegno lì sopra.</p>
<p>C&#8217;è mia figlia che le piace disegnare. Allora si mette lì, prende la matita e un foglio e comincia a disegnare. Persone. O rinoceronti. Occasionalmente anche balene o pinguini. Mai fiori. Soprattutto persone.</p>
<p>Adesso è in quella fase che quelli che sanno la pedagogia chiamano lo stadio del ragno, o preschematico: un cerchio, con sempre più dettagli dentro, poi due braccione e due gambone che spuntano in cima ed in basso nel cerchio, che sembra appunto un ragno. Sempre quelli che sanno la pedagogia dicono che poi dopo ci sarà la fase del realismo mancato, dove provano a farci anche un roba tipo corpo sotto la testa ma poi non ce la fanno e si incazzano e tirano i pennarelli. Che si accorgono che il loro realismo è mancato e ci sale un po&#8217; di frustrazione.</p>
<p>Allora un giorno ha preso la matita e un foglio e ha detto &#8216;Desso disegno te. Si è messa lì e sentivo che diceva Gli occhi Le sopracciglie La bocca Le righe sulla fronte La barba.</p>
<p>A me sto fatto che nei dettagli dei disegni della fase che quelli che sanno la pedagogia chiamano lo stadio del ragno mia figlia quando disegna me ci metta le righe sulla fronte a me mi ha fatto, come dire, pensare. E mentre ero lì che lo facevo, lei mi ha guardato e mi ha detto Adesso ne aggiungo una.</p>
<p>Poi dopo che lei aveva finito di fare il disegno ho sentito che diceva Ecco Adesso ci scrivo per babbo. Poi me l&#8217;ha portato. Ha detto che me lo dovevo portare a lavorare.</p>
<p>Allora mentre lo guardavo io le  ho chiesto E questi cosa sono? I capelli. I capelli? I capelli. Ma io non ho i capelli. Ciô babbo, ho appena imparato a fare le persone con i capelli, adesso non sono mica più capace di disegnarle senza.</p>
<p>La prossima fase per quelli che sanno la pedagogia è quella del realismo mancato. Io però non so mica se mia figlia sa la pedagogia. Io invece saran trent&#8217;anni che c&#8217;ho il realismo mancato.</p>
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		<title>Dice che i bioritmi è una roba seria</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 02:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlo di me mentre ti parlo di altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Dice che i bioritmi è una roba seria. Circadiana. Fisica, emotiva e intellettuale. Che è come un&#8217;onda che comincia quando te nasci e poi è una roba che si muove lungo la tua vita che se è su stai bene invece se è giù stai male. Io sarà che non mi intendo di ritmi ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dice che i bioritmi è una roba seria. Circadiana. Fisica, emotiva e intellettuale.</p>
<p>Che è come un&#8217;onda che comincia quando te nasci e poi è una roba che si muove lungo la tua vita che se è su stai bene invece se è giù stai male. Io sarà che non mi intendo di ritmi ma è come che c&#8217;ho l&#8217;impressione che quelle onde lì io non le so mica prendere.</p>
<p>Che è come se mi sentissi sempre un po&#8217; fuori tempo; come che se il mio bioritmo fa tac io invece faccio toc; come se te ti provi a ballare e i passi li sai che te li hanno spiegati poi invece è che non sai quando appoggiare il piede, o quando fare così con le mani.</p>
<p>Sarà che son fatto imbarlato io ma a me tutte le volte che vedo la gente che balla i balli di gruppo mi vengono in mente delle robe tipo la Corea del Nord. O Ennio Doris.</p>
<p>Che poi Ennio Doris siam diventati amici. Che è persone gentile, e tutte le volte che passo davanti alla sua bottega, che ci passo mentre vado a lavorare, tutte le volte che passo mi saluta, si presenta. Anche se non mi vede. Salve, sono Ennio Doris. Poi zavaglia delle altre robe ma poi c&#8217;ho fretta che ho la bici nuova e c&#8217;ho una roba da fare che non mi ricordo. Una di &#8216;ste volte però ce lo chiedo un permesso al lavoro; mi prendo un&#8217;ora che lo voglio conoscere io Ennio Doris; ci voglio stringere la mano. Che me lo immagino con le unghie pulite, io, Ennio Doris. Anche proprio tutte le mani curate. Sono io che c&#8217;ho le pellicine negli angoli delle dita.</p>
<p>Dicevo, i bioritmi. Infradiano, ultradiano. A me però invece mi sembra sempre che io son nato con il fuso orario. Che com&#8217;è come non è son sempre lì che inseguo o che sono in anticipo del mio bioritmo. Ma mica di poco. Che son proprio nel mezzo che non mi so decidere se faccio una corsetta per raggiungere il mio bioritmo che sono rimasto indietro, o invece mi fermo e poi ci penserà poi lui, il mio bioritmo, a raggiungermi se ci tiene a me. Che non so mai se mi arrotondo per difetto o per eccesso. Che sono come quel trevirgolacinque che ti senti di fargli un torto sia che lo scrivi quattro sia che lo scrivi tre.</p>
<p>È che c&#8217;è un fuso orario, tra me e il mio bioritmo. Che son sempre fuori tempo.</p>
<p>Dice che i bioritimi è una roba seria ma a me servono solo a farmi la malinconia.</p>
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		<title>Sono andato a letto presto</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 00:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E allora ti dici Dove sei stato in tutto questo tempo? Ti dici&#8230; Che se eri in un film potevi dire sono andato a letto presto. E invece no. Sei stato sveglio fino a tardi. Che sei sveglio fino a tardi, sarà anche più di un anno, che sei sveglio. Un po&#8217; stanchino. E c&#8217;hai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E allora ti dici Dove sei stato in tutto questo tempo? Ti dici&#8230; Che se eri in un film potevi dire sono andato a letto presto. E invece no. Sei stato sveglio fino a tardi. Che sei sveglio fino a tardi, sarà anche più di un anno, che sei sveglio. Un po&#8217; stanchino.</p>
<p>E c&#8217;hai voglia di riposare.</p>
<p>È stato tempo che hai fatto il muratore, il carpentiere,  quello che sposta i mattoni, lo spacca-le-pietre. Quello che deve camminare e quello che deve stare zitto. Quello che deve parlare. Che lo diceva anche Mario che c&#8217;ha settant&#8217;anni ma sventola la mazzetta che sembra una bandierina, la mazzetta che sventola&#8230; che te lo diceva &#8220;Sinò se vuol fare una ristrutturasione lei c&#8217;ha bisogna di tirare un po&#8217; tutto giù.&#8221;.</p>
<p>Allora poi ti ritrovi qui, davanti a una roba tutta bianca, che non sai da dove cominciare; è un ricordare che non ti funziona più. E ti viene in mente che c&#8217;è quel momento &#8211; che in ogni vita c&#8217;è quel momento &#8211; in cui uno compra quaderni perché è convinto di averci un&#8217;urgenza, un&#8217;urgenza come di scrivere, come di dire delle robe, che c&#8217;ha fretta, che c&#8217;ha furia, se mi capisci. Che lui lo sa che con quelle parole lì, messe giù così, poi lui lo sente che salverà il mondo.</p>
<p>E poi invece si trova con le pezze al culo dell&#8217;anima che non stanno attaccate nemmeno con il filo grosso. Che il mondo gli ha detto che dopotutto di essere salvato da lui non c&#8217;ha mica tanta voglia. Lo sai bene tu, che è successo a un tuo amico. In compenso i quaderni sono nuovi che li poteva rivendere.</p>
<p>Che è tempo che c&#8217;hai quella risposta lì surgelata; che se uno ti chiede come stai te fai una finta, un cambio di mano, un giro sul piede perno e rispondi Normale. E a quello che te l&#8217;ha chiesto  è abbastanza così.</p>
<p>Allora decidi di ripartire pian pianino, fai due giri su te stesso, come il cane prima di accucciarsi, punti un angolo, e vai: che sono gli angoli le parti più belle delle case, quelle più difficili da costruire, quelle che tengono su tutto. E Mario ti diceva che se l&#8217;uomo non aveva inventato gli angoli, lui non riusciva mica ad immaginarsi come si poteva fare a tenere in piedi le case.</p>
<p>Ci guardi e ti rendi conto che in realtà quello che conta è quella vita &#8211; che in ogni attimo c&#8217;è quella vita &#8211; quella vita in cui ti rendi conto che stai costruendo un angolo. E decidi che per te &#8211; se scrivere deve servire a qualcosa &#8211; allora deve servire proprio a salvare quegli angoli. Quegli angoli che cerchi di costruire.</p>
<p>Io casa di Mario me l&#8217;immagino piena di angoli. Chissà come fa con gli armadi.</p>
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		<title>C&#8217;avrei una paura&#8230;</title>
		<link>http://iparalipomenidi.vagamente.net/2009/02/10/parlo-di-me-mentre-ti-parlo-di-altro/cavrei-una-paura/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 09:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io per esempio c&#8217;è stato tipo un periodo che per quella cosa che si chiama lavoro andavo in una casa dove ci abitavano dei ragazzini che c&#8217;avevano una vita che gli era passata sulla pelle come della carta vetrata, che avevano visto robe che io quelle volte che la raccontavano mi veniva da dire che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io per esempio c&#8217;è stato tipo un periodo che per quella cosa che si chiama lavoro andavo in una casa dove ci abitavano dei ragazzini che c&#8217;avevano una vita che gli era passata sulla pelle come della carta vetrata, che avevano visto robe che io quelle volte che la raccontavano mi veniva da dire che secondo me per ognuo di loro c&#8217;erano dieci persone al mondo che non avevano mai avuto sfighe perché anche così la teoria di due tragicità grosse per essere umano era confermata.</p>
<p>In &#8216;sta casa qua c&#8217;erano ragazzini che avevano visto genitori menarsi a sangue, che c&#8217;avevano avuto un fratello che gli aveva messo le mani nelle mutande un po&#8217; troppe volte, che a quindici anni non avevano mai visto uno spazzolino da denti. Che c&#8217;avevano un cuore dove non c&#8217;era un centimetro che non ci fosse una cicatrice. E alcune cicatrici c&#8217;avevano un&#8217;altra cicatrice sopra. Che questi qua come passatempo davano fuoco alle porte, tiravano gli armadi giù dalle finestre, si appendevano alle sbarre del passagio a livello mentre salivano.</p>
<p>Adesso però mi viene da dire una roba: se a me adesso uno mi viene qui e mi dice te domani entri nella casa del Grande Fratello io c&#8217;avrei una paura&#8230;</p>
<p>Poi perché ho scritto una roba sul Grande Fratello, non lo so. Forse perché oggi è un giorno un po&#8217; così. Che sgocciola.</p>
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		<title>Tipo le prime parole son robe che ti segnano una vita</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 16:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlo di me mentre ti parlo di altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Che da quando tua figlia comincia a parlare per te che non sei proprio un chiacchierone è proprio una roba che te dici quasi porca miseria ma da chi ha preso che io no io invece non ho ancora imparato. Allora te sei lì che tipo fai qualcosa e sei seduto da qualche parte e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che da quando tua figlia comincia a parlare per te che non sei proprio un chiacchierone è proprio una roba che te dici quasi porca miseria ma da chi ha preso che io no io invece non ho ancora imparato.</p>
<p>Allora te sei lì che tipo fai qualcosa e sei seduto da qualche parte e allora lei tua figlia a un certo punto ti viene lì vicina ti guarda poi indica un robo e dice &#8220;Baaabbo, tipo quello lì&#8230; tipo, eh&#8230; cos&#8217;è cos&#8217;è cos&#8217;è, tipo?&#8221;.</p>
<p>E te tipo non sai cosa rispondere. E subito t&#8217;accorgi che c&#8217;hai delle responsabilità, che la grammatica tipo non è un opinione, che le regole vanno rispettate e tramandate soprattutto. Che non si può prendere anni di parole messe lì per benino e sfrangugliarle lì, tipo così&#8230;</p>
<p>Boia miseria: forse è meglio se le ricomincio a leggere &#8220;I Tre Porcellini&#8221; invece di &#8220;Si chiama Francesca, questo romanzo&#8221;. <a title="Bloggo è un genio" href="http://bloggointestinale.blogspot.com/2009/01/vita-da-single_31.html" target="_blank">I post di Bloggo</a> no, quelli glieli continuo a leggere, che io ho piacere che mi venga su con dei gusti sofistichini fin da piccola, io.</p>
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		<title>Propositi per il 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jan 2009 13:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlo di me mentre ti parlo di altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Essere quello che va da quelli che hanno fatto la lista dei propositi per il 2009 e fargli notare che già al 3 di gennaio li hanno disattesi tutti e che ormai è tardi che tanto l&#8217;anno è già finito e nemmeno in questo fottutissimo 2009 hanno combinato un cazzo di buono che sarà per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Essere quello che va da quelli che hanno fatto la lista dei propositi per il 2009 e fargli notare che già al 3 di gennaio li hanno disattesi tutti e che ormai è tardi che tanto l&#8217;anno è già finito e nemmeno in questo fottutissimo 2009 hanno combinato un cazzo di buono che sarà per l&#8217;anno prossimo e poi via così.</p>
<p>Che a me piace essere un po&#8217; il simpaticone della comitiva.</p>
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		<title>Della gente che balla il tango è meglio un calcio nei maroni</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 10:41:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Max</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parlo di me mentre ti parlo di altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Allora funziona che te una sera ti ricordi che una volta eri uno che andava agli eventi di cultura che c&#8217;avevi una cultura e te alla tua cultura ci tenevi invece di essere come adesso ignorante come un cane guasto che te la cultura la potevi scrivere con la q adesso se era per te. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allora funziona che te una sera ti ricordi che una volta eri uno che andava agli eventi di cultura che c&#8217;avevi una cultura e te alla tua cultura ci tenevi invece di essere come adesso ignorante come un cane guasto che te la cultura la potevi scrivere con la q adesso se era per te.</p>
<p>Funziona allora che te ti fai convincere di andare ad uno di quegli spettacoli che fanno in quei circoli Arci dove non ci va mai nessuno e te lo sai che se non ci va mai nessuno ci sarà poi anche un motivo vacca miseria. E lo spettacolo di questa volta è uno spettacolo di letteratura e musica e ballo e fotografia che comincia che c&#8217;è uno che entra e spacca un radiolone con un bastone che te subito dici cominciamo bene. Dopo poi è tutto un andare di parolone ampollose e sforbite da finarlini ma poi volta e prilla la storia è sempre la stessa che lui vede lei lui s&#8217;innamora di lei lui dà due picconate a lei lei se ne va con un altro che è più ricco di lui lui impazzisce lui vuole morire lui sta male un&#8217;altra s&#8217;innamora di lui lui torna felice lei non lo so che non si sente più parlare di lei.</p>
<p>Per raccontare &#8216;sto gran storione qua c&#8217;erano una che suonava la pianola uno che suonava l&#8217;organetto uno che urlava e spaccava dei radioloni e un numero imprecisato di gente che ballava. Tango. Un calcio nei maroni è meglio secondo me del tango. Anzi, della gente che balla il tango è meglio un calcio nei maroni, nei&#8230;<br />
Secondo me, eh. Poi magari c&#8217;è gente che gli piace il tango a lei ma a me se devo dire che il tango mi piace io piuttosto penso al pallone che ci giocavo da bastardino che se lo calciavi troppo forte poi s&#8217;involava e andava a vaioni dove voleva lui. Mica come il SuperTele ma quasi.</p>
<p>Era quello spettacolo lì tutto un andare di gente che parlava tutta così e di gente che ballava tutta così e di gente che suonava tutta così. Ecco per dire un esempio a me mi piaceva quello che suonava la fisarmonica che anche se era vestito di nero perché c&#8217;era uno che diceva che a fare il tango bisogna essere vestiti di nero ecco quello che suonava la fisarmonica anche se c&#8217;aveva un maglione nero che vacca boia cosa ti metti il maglione nero che c&#8217;è sempre un caldo bigatto in quei posti lì che la gente così beve di più ecco quello che suonava la fisarmonica a me mi piaceva che c&#8217;aveva l&#8217;ombra sotto le ascelle. E per me era un genio. Che son capaci tutti di averci l&#8217;ombra sotto l&#8217;ascella se c&#8217;hai la camicia bianca ma se c&#8217;hai un maglione nero mica tutti riescono a far spuntare l&#8217;ombra. Io per esempio anche se mi ci metto d&#8217;impegno non ce la faccio mica per esempio io.</p>
<p>Ecco allora a vedere quello spettacolo lì si vedeva che si cercava la poesia lì in quel circolo Arci lì con quella gente lì che parlava così e suonava così e loro erano anche bravini a cercarla e a cercarla lì ma poi io secondo me a trovarla è un&#8217;altra cosa.</p>
<p>Che poi secondo me uno la trova poi dove vuole la poesia in quei posti lì. Io per esempio l&#8217;ho trovata in uno che era a sedere lì attorno a me che non so chi era ma che ogni tanto faceva una scoreggia al gusto di scalogno che era tipo un po&#8217; dolciastra che secondo me alla fine c&#8217;è anche qualcuno che quando la sente dice cos&#8217;è &#8216;sto profumo qui e invece è una scoreggia.</p>
<p>Poi secondo me c&#8217;era tanta poesia in uno che era lì a guardare lo spettacolo però era a sedere dietro a una colonna che era tutta rivestita con uno specchio e lui ha pagato il biglietto per entrare in quel posto lì a guardare uno spettacolo e si è guardato in faccia tutto il tempo. Ecco secondo me in quella roba lì c&#8217;era tanta poesia. Poi quando a un certo punto è cominciato a suonargli il telefono tante volte e si capiva che dall&#8217;altra parte c&#8217;era tipo un bambino che non riusciva ad addormentarsi&#8230; Ecco per me lì in quel posto lì in quel momento lì c&#8217;era così tanta poesia che io ormai piangevo. Poi però quelli che ballavano tutti così stavano ballando che erano a una festa allora io non è che potevo piangere in quel momento lì che erano tutti felici.</p>
<p>Poi magari metti che si capiva che io per me cultura lo potevo scrivere con la q che figura ci facevo?</p>
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